Famosissima cresta di misto, molto frequentata e molto consigliabile per raggiungere la bellissima vetta dell'Ortles seguendo un percorso alternativo alla via Normale.
L'itinerario oppone qualche difficoltà alpinistica (peraltro molto dipendente dalle condizioni nevose della cresta) solo nell'ultimo quarto, mentre per la restante parte di salita si sviluppa su sfasciumi instabili, noiosi ma facili.
Il passo chiave della via, un diedrino fessurato di 5 metri valutato di IV-, è molto unto ed impegnativo da superare con scarponi e ramponi, tuttavia è facilmente azzerabile. Gli altri tratti di arrampicata sono invece più semplici ma richiedono costante attenzione perchè spesso sono estremamente friabili oppure perchè, nei rari punti dove la roccia è solida, questa è unta.
I tratti prettamente nevosi sono tre, due dei quali piuttosto esposti e su pendenze max di 40°. Generalmente non difficili da superare, richiedono solo prudenza sopratutto in caso di cornici.
In definitiva questa via è spettacolare non per i singoli passaggi, ma se la si valuta nel contesto globale della traversata dell'Ortles. L'arrivo in vetta segna infatti il superamento di solo metà delle difficoltà, in quanto la via normale di discesa è parimenti lunga e complessa.
Attacco:
Dal rifugio Coston, imboccare il sentiero, ben evidente anche alla luce della pila frontale, che si dirige verso NO puntando alla base della cresta del Coston.
Traversata la piana erbosa del rifugio, si mette piede sul vasto deposito morenico deposto dal ghiacciaio di Solda e lo si risale rimanendo sul dorso della morena orografica sinistra (ometti).
I primi pendii della cresta vengono attaccati per alcune roccette e sfasciumi del suo lato Sud.
Descrizione:
Per evidenti tracce di passaggio si risalgono le prime roccette sbucando in una conca ghiaiosa ricoperta di neve ad inizio stagione. A fatica, con ripidi zig zag, si inizia la risalita del pendio di ghiaioni e roccia decisamente instabile (in alcuni punti il sentiero è poco evidente), fino a raggiungere, intorno ai 3200 metri di quota, una prima fascia di rocce.
Senza rilevanti difficoltà, ma con molta attenzione per via del terreno instabile, si scalano le roccette traversando a sinistra ad aggirare uno sperone pronunciato. Una risalita in un canale instabile (attenzione a quelli che stanno più in basso!) porta sul filo di cresta, ancora ampio ma ormai ben definito. Proseguendo con qualche passo di II, si sale all'elevazione di quota 3466 m (Oberer Knott).
Qui si deve superare il primo tratto nevoso, comunque né ripido né affilato, raggiungendo le rocce a monte dello stesso.
Prestando attenzione a non smuovere pietre, si sale lungo il filo di cresta sino alla base di una torre rocciosa. Traversando sul lato Est si scalano alcune roccette, poi ci si riporta sul lato sud e si gira a sinistra presso un terrazzino con anello cementato (se non lo si è già fatto, legarsi in cordata). Con una delicata discesa sul lato Ovest, si raggiunge una cengia orizzontale che permette di aggirare facilmente l'elevazione rocciosa.
Alcuni metri di cresta esposta ma pianeggiante conducono al diedrino del passaggio chiave (IV/A0, 3 ch). Più sopra altre roccette conducono al secondo diedrino, molto unto (III), oltre il quale si continua per roccia più facile, ma di pessima qualità, sino a toccare l'elevazione del Signalkopf.
Un altro tratto di cresta pianeggiante conduce alla seconda fascia nevosa: qui la pendenza raggiunge i 40° e la parte alta è insidiosa per alcune eventuali cornici.
Le rocce successive divengono più solide: ancora un vago diedro di III oppone le ultime difficoltà, poi un breve tratto nevoso pianeggiante ed affilato conduce sui gradoni terminali, che si scalano con divertente arrampicata sbucando al loro termine presso la croce di vetta.
Discesa:
Si svolge lungo la via Normale, lunga, complessa e per nulla facile, nonostante in genere molto ben battuta.
La descrizione dettagliata dell'itinerario di salita per la via Normale dal rifugio Payer si trova
qui: di seguito si danno solo alcune indicazioni generali.
Dalla vetta scendere per placido ghiacciaio verso Ovest compiendo un ampio giro a semicerchio per aggirare un tratto ripido.
Tornati verso destra, si perde quota zigzagando tra i seracchi (breve pendio a 40°) e si raggiunge lo sperone roccioso dove sorge il bivacco Lombardi (in pessimo stato di conservazione). Una traccia nelle ghiaie dello sperone si inoltra verso Nord e conduce presso una sosta attrezzata sopra ad un muro verticale di 15 metri. Con una breve doppia si scende sul ghiacciaio sottostante e si prosegue portandosi al di sotto di una fascia di seracchi (pericolosi per scaricamenti al pomeriggio) dove il pendio è meno ripido.
Più in basso, dove il ghiacciaio forma una piccola conca, si va a destra e, per ghiaie o ghiaccio a seconda delle condizioni, si traversa orizzontalmente raggiungendo il filo della rocciosa cresta Nord. Tolti definitivamente i ramponi, eventualmente con un paio di corde doppie (chiodi in loco) si scavalcano alcuni passaggi esposti e si raggiunge una parete verticale da scendere arrampicando (II, tratto attrezzato con corde fisse).
Altri saliscendi sul filo di cresta (I, II) permettono infine di calare alla forcella che separa la cresta dalla punta Tabaretta. Una breve risalita in un canale permette di accedere ad una forcella del lato Ovest, scavalcata la quale un ultimo tratto di sentiero conduce al vicino rifugio Payer.
Dal rifugio, per comodo sentiero, si torna a Solda.