La traversata dell'Ortles per la cresta Hintergrat


30 ago 2008
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31 ago 2008

Ok Rosi, mi hai convinto, io ci sono!
D'altronde la gita che proponi è a buon titolo famosa ed interessante, ed è da tanto tempo che ce ne parli. Chissà quante volte hai studiato il percorso di salita da quel giorno, sulla vetta del Cevedale, quando, per la prima volta, hai scrutato i regolari profili dell'Hintergrat verso il cielo.
Hai subito capito che questo percorso era alla tua portata e non hai tardato a raccogliere la sfida. Oggi, con un paio di anni di esperienza in più nelle gambe, nelle braccia e nella testa, la tua determinazione è ancora maggiore.
Eppure mi hai stupito un'altra volta quando, mettendoci d'accordo al telefono su come organizzare la salita, mi hai raccomandato che la Hintergrat "sarebbe stata tua!" E come potremmo, io e Manuel, impedirti di raggiungere il tuo grande traguardo "da prima"?
Nella notte, tra i vaghi aloni delle pile frontali, sei già in testa, superi le cordate che ci stanno davanti, vuoi vincere i monotoni ghiaioni basali per raggiungere il prima possibile la grande sella nevosa che segna l'inizio delle difficoltà alpinistiche. L'alba nascente di una nuova luminosa giornata ti invita a non fermarti, a proseguire verso quella vetta ormai nemmeno troppo lontana.
Ma stai attenta, Rosi, non fidarti di quella roccia un po' troppo instabile, se riesci metti qualche protezione!
Poi, le ultime lingue di neve, tratti esposti di bella cresta, la vetta.
Tuttavia la gita non è che a metà: la discesa dalla via normale non sarà assolutamente più facile della salita e ci impegnerà ancora per diverse ore. In questo sta la vera suggestione dell'Hintergrat: discretamente interessante in sè stessa, diventa di grande bellezza e buon impegno vista nel complesso globale dell'intera traversata della montagna.

La sera, davanti ad un bicchiere di vino e un'ottima cena, comprendo ancora una volta che cosa mi spinge, ogni settimana, a sfiorare faticosamente il cielo dai crinali delle nostre montagne. Forse la bellezza del paesaggio, la fotografia, il bisogno di libertà, l'avventura, l'emozione, la conquista della vetta, la dipendenza da adrenalina o la prestazione sportiva.
No, probabilmente no. Prima di tutto è quello sguardo d'intesa che si crea tra gli amici di cordata dopo aver vissuto esperienze del genere, quell'intesa che solo dopo essere stati legati alle due estremità di una corda si può provare.


Bellezza:
Partecipanti:
Rosi, Manuel, David
Meteo:

Solda - rifugio Coston (Hintergrathutte) (2661 m) (click per visualizzare la relazione)

Ortles, cresta del Coston - via Hintergrat (3905 m) (click per visualizzare la relazione)

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