La parete Ovest del Sass Pordoi è certamente uno dei muri più imponenti e noti delle Dolomiti, un gigante di calcare che cattura l'attenzione di ogni turista che sale o scende dal vicino passo Sella. Il colore scuro delle rocce della parte sinistra contribuiscono a rendere ancor più cupa la montagna, nonostante un'ampia cengia detritica interrompa a circa due terzi la sua verticalità.
Sulla parete si sviluppano svariate vie di arrampicata, talune estreme. Tra queste, la via Dibona qui descritta è il tracciato più facile e si sviluppa in modo un po' tortuoso e discontinuo andando alla ricerca dei passaggi meno impegnativi. Nonostante ciò l'arrampicata non è da sottovalutare in quanto richiede in più punti ottimo intuito alpinistico per andare alla ricerca del percorso più logico.
In corrispondenza del grande cengione di cui sopra, comoda via di fuga, termina la prima parte dell'itinerario. Per raggiungere la vetta del Sass Pordoi bisogna seguire l'itinerario della parte alta della via Dibona.
La roccia in via è generalmente buona, ma con sassi sulle cengie. Chiodatura sufficiente, da integrare, con diverse soste cementate (se si ha la fortuna di trovarle...).
Ultima precisazione: confrontando questa relazione con altre disponibili in rete (rampegoni, sassbaloss...) si noteranno alcune differenze di percorso, perché esistono diverse varianti. Noi ci siamo attenuti il più possibile alle indicazioni dell'ottima guida del Bernardi.
Attacco:
L'itinerario inizia presso il Pian Schiavaneis, sulla strada che collega Canazei al passo Sella.
Parcheggiata la macchina nel piazzale del rifugio omonimo o, meglio, presso lo spiazzo successivo presso l'imbocco di una sterrata chiusa da una sbarra, inoltrarsi nel boschetto appena a monte e raggiungere il ghiaione che si origina dalla base della parete del Sass Pordoi.
A fatica risalire il ghiaione senza percorso obbligato: non raggiungere il punto più basso della parete, ma deviare a destra puntando ad un avancorpo staccato (non direttamente individuabile da lontano).
L'attacco vero e proprio è individuato da un ometto in pietra sopra un grosso sasso.
Descrizione:
1° TIRO:
Rimontare le prime facili rocce dell'avancorpo e puntare ad un canale che sale in cresta. Sostare poco oltre l'inizio del canale (40 m, III).
2° TIRO:
Risalire il canale traversando, in alto, verso destra ad imboccare un secondo canale che conduce sulla cresta dell'avancorpo. Sosta su spuntone (45 m, III+).
3° TIRO:
Scendere alcuni metri sulla cengia che taglia il versante opposto dell'avancorpo e percorrerla sino ad imboccare, al suo termine, un canale di roccia instabile. Non farsi ingannare da alcuni chiodi sulla parete di sinistra, ma risalire il canale tornando nuovamente sulla cresta dell'avancorpo.
Per facili roccette salire ancora sino ad una forcelletta a sinistra dove si può sostare su spuntone (55 m, II, III e I).
4° TIRO:
Scavalcare la forcelletta, scendere di alcuni metri a sinistra e traversare il canale che separa l'avancorpo dalla parete vera e propria del Sass Pordoi (grosso ch cementato, eventuale sosta).
Attaccare la parete del Sass Pordoi muovendosi in diagonale verso sinistra (due ch cementati) su rocce appigliate con qualche ciuffo d'erba. Sostare a lato di una nicchia di roccia gialla e nera (40 m, III).
5° TIRO:
Qui il percorso è poco intuibile perchè sono possibili diverse varianti.
Comunque in linea di massima procedere ancora in diagonale a sinistra prima per cengia poco inclinata e poi per parete più verticale. Sosta probabilmente da attrezzare (35 m, III e III+).
6° TIRO:
Come il tiro precedente, ancora in diagonale a sinistra fino a raggiungere l'imbocco del grande catino detritico al centro della parete. Sosta su chiodo cementato (se lo si vede) presso il bordo destro del catino (40 m, III).
7° TIRO:
Per facili gradoni rimontare il catino rimanendo presso il bordo destro. Sosta cementata presso una rampa ascendente verso destra (45 m, II).
8° TIRO:
Assecondando la rampa salire a destra, imboccare un canaletto e sbucare presso il catino superiore, in ambiente molto suggestivo.
Traversare il catino e raggiungere la parete di sinistra (salendo) presso la base di un camino dove si attrezza una sosta su clessidra (40 m, II).
9° TIRO:
Risalire il camino sino al terrazzino alla base di un evidente e regolare diedro che rappresenta il punto di passaggio obbligato di tutta la via. Sosta su anello cementato (30 m, III+).
10° TIRO:
Scalare il diedro fessurato su roccia ottima, sostando presso un terrazzino appena dopo una strozzatura. Chiodo cementato (30 m, IV e IV+).
11° TIRO:
A sinistra ancora nel diedro superare una seconda strozzatura, poi proseguire più facilmente fino all'imbocco, sulla sinistra, di un canale secondario adagiato.
Salire il canale e sostare al suo termine, presso una comoda cengia orizzontale (40 m, IV e III).
12° TIRO:
Traversare a sinistra e rimontare alcune rocce adagiate che permettono di accedere alla base di una grande placca nerastra sotto imponenti tetti gialli.
Procedendo in diagonale verso destra risalire la placca puntando al diedro che si forma presso il suo margine destro (alcuni ch e clessidre), risalirne gli ultimi metri e sostare al suo termine verso destra. Chiodo cementato (45 m, IV e IV+).
13° TIRO:
Aggirare a destra un vago spigoletto (cordino), poi proseguire verticalmente in bella esposizione ma su ottimi appigli sbucando presso una cresta arrotondata (a destra precipita un canale che sfocia nel grosso catino a metà via).
Seguire la cresta a sinistra entrando nell'anfiteatro finale. Attrezzare una sosta alla base del muro successivo (50 m, IV e I).
14° TIRO:
Puntare direttamente al muro successivo di rocce nerastre che si scala da sinistra verso destra. Sostare su grosso spuntone sul filo di un vago sperone (40 m, III+ e IV-).
15° TIRO:
Rimontare lo sperone, poi traversare a sinistra e facilmente raggiungere un terrazzino alla base del camino nero finale. Sosta su chiodi (30 m, III).
16° TIRO:
Scalare la fessura a sinistra che immette nel camino nero. Superare una strozzatura ed uscire per rocce più semplici sui ghiaioni del grande cengione. Attrezzare la sosta su spuntone (40 m, IV e III).
Discesa:
Dal cengione è possibile proseguire l'arrampicata attaccando la parte alta della via Dibona (8 tiri di corda, IV+).
Volendo concludere qui l'arrampicata, individuare sui ghiaioni del cengione la debole traccia che si inoltra orizzontalmente verso destra. Dato il fondo instabile, procedere con molta attenzione.
Il cengione si conclude ai piedi dello spigolo Piaz del Sass Pordoi, tra le pareti Ovest e Sud dello stesso. Qui, per tracce su ghiaione ormai facile, si perde rapidamente quota imboccando da ultimo una sterrata che conduce alla stazione inferiore della funivia del Sass Pordoi.
Se non si riesce ad avere un passaggio in macchina, per tornare al pian dei Schiavaneis scendere lungo la strada in direzione di Canazei sino al 16° tornante: sulla destra si stacca un sentiero che, transitando nel bosco, riconduce alla piana presso il rifugio (il sentiero presenta alcuni bivi, talvolta non segnalati: tenere sempre la traccia di destra).