Il monte Cimone presenta, sul lato Nord verso la conca delle baite di Maslana, un interessante canale ben incassato e dal notevole sviluppo, stranamente del tutto ignorato dagli alpinisti degli anni passati.
Quest'anno, in concomitanza con l'uscita dell'attesa guida "Ghiaccio Orobico" che ne ha pubblicizzato la salita, la situazione è cambiata radicalmente: l'itinerario è stato percorso così di frequente da entrare a pieno titolo tra le classiche delle Orobie, certamente da non perdere.
Oltre al notevole sviluppo della salita, bisogna ricordare che si tratta di uno dei canali della regione dal più veloce avvicinamento. La salita non è mai impegnativa, ad esclusione del superamento di un saltino roccioso mediano di circa 5 metri di III+ ed, eventualmente, di un altro tratto di roccette affioranti solo con poca neve. La parte nevosa raggiunge al massimo i 50°.
Attacco:
Dal paese di Valbondione si prende la strada carrozzabile che conduce a Lizzola. Alla frazione Beltrame, circa 200 metri dopo il bivio, in prossimità di un bar (piccolo piazzale per lasciare le macchine) si stacca una carrareccia (quota 935 m). La comoda strada, con pendenza regolare, si inoltra nel fitto bosco e gradatamente, seguendo costantemente il fianco della valle, si innalza lasciando in basso il corso del Serio.
Dopo circa 750 metri attraversa un primo vallone dal quale scende abbondante acqua, prosegue e dopo altri 700 metri circa ne scavalca un secondo e subito dopo un terzo che scendono dai pendii del Monte Pomnolo.
Nelle vicinanze del secondo vallone si può anche pervenire partendo dalle case Grumetti (970 m) che si trovano in fondo alla valle, dopo la stazione inferiore della funivia dell’Enel in servizio per gli impianti idroelettrici del Barbellino. Subito dietro alle case (bar e cartello indicatore) un sentierino si inoltra nel bosco e lo risale ripidamente, fino ad incontrare la carrareccia.
Proseguendo poco oltre si supera una piccola baracca in legno (d’estate servizio bar) e si è presto alla stazione inferiore della teleferica che trasporta viveri al rifugio. Proseguire ancora per qualche centinaio di metri lungo la strada, ora trasformata in mulattiera, fino ad incrociare la prima vasta lingua di valanga che scende dal monte Cimone.
Descrizione:
Risalire direttamente la valanga, di neve solitamente ben compattata, su pendenze non troppo marcate (35° - 40°) puntando direttamente all'imbocco del canale, che si fa subito incassato e suggestivo.
Su neve via via più ripida, si raggiunge più avanti il saltino di rocce, che si supera da sinistra verso destra vincendo un passo di III+ (delicato).
Senza altri ostacoli rilevanti si prosegue la salita prestando attenzione specialmente alla parte centrale del canale per il rischio di qualche sasso instabile. Più in alto, presso l'uscita del canale, la pendenza aumenta ancora per pochi metri.
Superata l'eventuale cornice, si sbuca presso un colletto a sinistra della vetta del Cimone, che si può eventualmente raggiungere senza difficoltà traversando a destra al di sotto del filo di cresta.
Discesa:
La discesa si svolge nel bacino della val Cerviera, andando ad intercettare il sentiero che collega il rifugio Curò al rifugio Tagliaferri.
Dalla vetta del monte Cimone si torna alla selletta dove termina il canale e, senza percorso obbligato, si perde gradatamente quota scegliendo di volta in volta i pendii meno ripidi e muovendosi in direzione SE e poi E. Si raggiunge così la bella conca sottostante che in estate ospita i laghetti della val Cerviera.
Seguendo il percorso del torrente emissario dei laghetti, si scende nel solco principale della val Cerviera dove passa il sentiero che la risale. Poco più avanti la valle si interrompe con un brusco salto roccioso, che si vince rimanendo sul lato destro. Dopo un tratto pianeggiante, l'ultimo salto, quello che dà origine alla bellissima cascata della val Cerviera, si vince infine sul lato sinistro della valle.
Imboccata la bella mulattiera che costeggia il lago del Barbellino, la si segue verso sinistra raggiungendo in breve tempo il rifugio Curò da dove, tramite la carrareccia utilizzata per raggiungere l'attacco del canale, si torna a Valbondione.