La più alta vetta delle Alpi Orobie protende, sul versante di Valmorta, un'evidente sperone roccioso molto regolare ed invitante. Questo sperone, noto come cresta Est, delimita il versante orografico sinistro della bella conca postglaciale posta ai piedi della bocchetta del Camoscio.
La via di salita si sviluppa quasi interamente sul filo di cresta e, ad eccezione di qualche breve tratto, non presenta mai percorso obbligato permettendo ad ognuno di interpretare i vari passaggi come meglio crede, comunque senza mai superare il III grado alpinistico. La roccia, nonostante in questa zona non goda di buona fama per via della sua friabilità, è tutto sommato discreta, a tratti buona, comunque da ritenersi ragionevolmente non pericolosa.
Percorrendo la cresta in condizioni invernali, si ottiene un interessantissima ascensione di misto di buone difficoltà e di sicura soddisfazione.
Attacco:
Dal rifugio Curò seguire a ritroso per un breve tratto il sentiero delle Orobie in direzione del rifugio Coca (segnavia 305).
Dopo aver costeggiato la sponda meridionale del lago del Barbellino, si raggiunge il cancello presso il camminamento sopra la diga: se è aperto è possibile raggiungere l'opposto versante della valle direttamente traversando il manufatto, altrimenti si deve scendere nella piana sottostante per poi risalire.
In un modo o nell'altro si va a raggiungere una debole traccia di sentiero (segnavia 308) che, a mezza costa, taglia i ripidi pendii del pizzo Cravel in direzione dell'imbocco della val Morta (in inverno la sicurezza di questo tratto richiede un'accurata valutazione della stabilità del manto nevoso).
Con alcuni ripidi zig-zag si guadagna velocemente quota e si entra nella valle rimanendo molto alti rispetto al sottostante incassato torrente. Raggiunta una zona meno ripida (e quindi meno esposta alle valanghe) il sentiero improvvisamente si allarga prendendo le sembianze di una comoda mulattiera con tanto di muri a secco; con minore fatica si arriva così nella bella e selvaggia piana di Valmorta.
Qui, in corrispondenza del minuscolo lago omonimo, parte la debole traccia segnalata (n. 323) che conduce alla sovrastante bocchetta dei Camosci, valico aperto sulla cresta Sud del pizzo Coca e punto di partenza della via normale a questa vetta. A fatica si seguono le tracce su ripido ghiaione sbucando da ultimo presso un'ampia conca postglaciale proprio ai piedi della bocchetta. Questa conca è molto interessante poichè presenta alcune evidenti morene ai suoi lati a testimonianza dell'antica avanzata dei ghiacci durante la scorsa piccola glaciazione. Oggi, di questo ghiacciaio, non ne resta più traccia.
Abbandonando il sentiero segnalato, piegare a destra e risalire senza percorso obbligato la ripida e faticosa morena puntando all'intaglio più a monte della cresta Est del pizzo Coca, da qui ben visibile. Senza arrivare al colletto, attaccare la via un centinaio di metri prima in corrispondenza di un facile pendio di erba e roccette.
Descrizione:
Si rimonta il primo tratto di pendio poco interessante, di erba e roccette, senza percorso obbligato, puntando a raggiungere il filo di cresta il prima possibile.
Ancora facilmente, si prosegue sul filo fino al primo salto verticale, dove la roccia diventa più sana: poggiando sul versante settentrionale si vince l'ostacolo con qualche divertente passo di arrampicata, sbucando più sopra nuovamente in cresta.
Altri passaggi meno impegnativi, sempre parzialmente sul lato Nord, conducono alla base di una placca appoggiata di roccia sanissima, che si risale sfruttando piccoli appigli.
Nuovamente sul filo di cresta si arriva alla base di un secondo salto marcato: sfruttando un diedrino appoggiato sul lato Nord, si vincono i primi metri, poi si traversa a sinistra e, sul filo dello spigolo, si rimonta l'ultima parte del salto.
Più avanti, circa a metà percorso, si raggiunge la base di un muro verticale ben appigliato (III) di una decina di metri su cui sono infissi un paio di chiodi.
La salita prosegue divertente per alti salti di roccia finchè non si perviene alla base di un pilastro più impegnativo: sfruttando una provvidenziale cengetta, si traversa a sinistra (grosso ometto di sassi), sbucando sul versante meridionale della cresta in una zona di sfasciumi.
Senza particolari difficoltà si sale nuovamente verso il filo di cresta presso un'ampia selletta, oltre la quale si raggiunge l'ultimo salto, che si affronta direttamente restando leggermente a sinistra. Qui la roccia richiede maggiore attenzione.
Superato l'ostacolo, la cresta perde di pendenza e, con un breve e facile pendio, conduce alla croce di vetta.
Discesa:
Si effettua lungo il percorso della via Normale dalla bocchetta dei Camosci, segnata con alcuni bolli rossi sbiaditi e qualche ometto di pietra.
Dalla vetta scendere in direzione Sud nell'ampio catino-canale di sfasciumi sfruttando una traccia di sentiero a zig-zag. Giunti sul fondo del canale, traversare a sinistra, scavalcare un colletto e raggiungere il filo della cresta Sud.
Percorrere la cresta per un buon tratto poggiando a tratti sui due versanti fino ad un salto più ripido. Scendere direttamente sul filo dello spigolo per ottimi appigli (II), poi deviare leggermente a destra e proseguire più facilmente sul lato occidentale della cresta. L'ultimo salto verticale si aggira facilmente traversando marcatamente a destra ed imboccando un facile camino che si conclude poco a monte della bocchetta del Camoscio.
Dalla bocchetta, dove terminano le difficoltà alpinistiche, si torna a valle seguendo in discesa l'evidente sentiero che proviene dal rifugio Coca passando per il laghetto omonimo (segnavia 323 e 301).
In alternativa, se le condizioni del percorso lo consentono, è anche possibile tornare al rifugio Curò tramite la difficile traccia che scende in Valmorta dalla bocchetta del Camoscio.