Di appellativi, per questo insolito monolite, ce ne sono stati di svariati: c'è chi lo ha definito "urlo pietrificato" e chi ha parlato di "montagna illogica". Una cosa è sicura: le forme curiose di questa guglia, a volte slanciate, a volte sgraziate, a volte tese a sfidare la forza di gravità, sono un irresistibile invito all'arrampicata.
Sulle sue pareti si sviluppano poco più di una dozzina di vie ma tutte, a parte la via Normale qui descritta, sono decisamente impegnative; la diretta conseguenza è il notevole affollamento di questa via e l'inevitabile usura della roccia nei passaggi più duri ed obbligati. Per questo motivo preventivare un tempo di scalata più lungo del normale.
Tutte le soste sono su sicuri anelloni cementati, mentre i chiodi in via sono piuttosto rari anche se quelli più "critici" sono anch'essi cementati.
La roccia, ad eccezione di un paio di tiri di corda nella parte centrale, è ottima.
Attacco:
Dal rifugio Pordenone (1249 m) si imbocca il sentiero ben segnalato (segnavia n° 353) che si inoltra nella retrostante stretta ed incassata valle di Montanaia.
La prima parte del percorso si sviluppa su infido ghiaione; più in alto, dove la valle si restringe notevolmente, si procede tra grossi blocchi rocciosi e tratti molto ripidi.
Dopo circa 1h 30' di cammino la valle torna ad ampliarsi e, d'improvviso, sbuca la mole slanciata del campanile: su percorso più agevole si zigzaga tra pini mughi puntando alla base della parete ovest del campanile (destra salendo). Qui si percorre una facile cengia rocciosa che porta in piena parete Sud sino alla base di un verticale caminetto fessurato, dove si trova l'attacco.
Descrizione:
1° TIRO:
Rimontare il divertente caminetto fessurato rimanendo sulle rocce di destra; al suo termine traversare a sinistra e raggiungere un comodo terrazzo di sosta (25 m, III+ e IV-).
2° TIRO:
Traversare il terrazzino verso sinistra sino ad un chiodo alla base di uno strapiombo. Vincere lo strapiombo salendo verticalmente su ottimi appigli e, per rocce via via più facili, raggiungere la sosta in una nicchia alla base di un camino verticale. Ignorare la sosta a spit che si incontra appena oltre lo strapiombo (35 m, IV e III).
3° TIRO:
Entrare nel camino con un passo impegnativo su roccia unta e risalirlo per una decina di metri. In corrispondenza di un chiodo resinato, traversare a destra raggiungendo una facile rampa (roccia instabile) che si segue sino alla sosta, nei pressi dello spigolo Est (45 m, IV, III e II).
4° TIRO:
Traversare a sinistra e scalare un breve muretto che permette di accedere alla facile rampa sovrastante. Ancora a sinistra si raggiunge la sosta in corrispondenza del "pulpito Cozzi", alla base della famosa "fessura Cozzi" (30 m, III, II).
5° TIRO:
Qui esistono due possibilità.
Si segue l'itinerario originale lungo la breve ma liscia "fessura Cozzi" e si sosta al suo termine (V-; 6-7 metri; nessun chiodo ma proteggibile con un friend medio e con uno spuntone in uscita).
In alternativa si può percorrere questa variante: si traversa qualche metro a sinistra e si rimonta una divertente placca verticale (1 ch) che conduce alla medesima sosta (IV+, 10 m).
6° TIRO:
Traversare orizzontalmente a sinistra sfruttando una cengia non difficile ma estremamente aerea ed emozionante (alcuni ch). Doppiare lo spigolo e portarsi in piena parete Ovest sostando in una nicchia al termine della cengia (25 m II).
7° TIRO:
Questo è il tiro chiave soprattutto per via della notevole esposizione.
Dalla sosta si esce in strapiombo e si rimonta il sovrastante camino ("camino Glanvell", buoni appigli ma di roccia usurata) che, dopo un primo tratto faticoso (1 ch) diviene via via più semplice sino alla cengia circolare che cinge l'ultima parte del campanile. La sosta è leggermente a sinistra (40 m, IV e III).
8° TIRO:
Salire verticalmente sopra la sosta un breve caminetto verticale, poi proseguire per rocce più semplici ed appoggiate sino alla sosta sulla destra (40 m, IV- e III).
9° TIRO:
Ancora per rocce articolate si sale diritti sino alla vetta, sormontata dalla caratteristica campanella (60 m, III).
Discesa:
Con un paio di doppie lungo la via di salita si ritorna alla cengia anulare che cinge l'ultima parte del campanile.
Percorrere per alcuni metri la cengia in direzione Nord sino a raggiungere l'anello di calata (volendo è possibile e divertente compiere il giro completo del campanile). Con una bella doppia da 30 metri, leggermente nel vuoto, si scende sulla cresta sottostante che si percorre fino ad un profondo intaglio.
Un'ultima breve corda doppia conduce nel fondo dell'intaglio da dove, scendendo per facili roccette verso Est, si torna in breve all'attacco.