Itinerario escursionistico di primaria bellezza che permette di raggiungere alcuni tra gli angoli più nascosti e selvaggi dell'intero arco delle Orobie.
La zona è interessante, oltre che da un punto di vista paesaggistico, anche per per la fauna abbondante che vi si può scorgere, in primo luogo camosci e marmotte.
Il sentiero, per quanto sempre ben segnalato, è talvolta poco evidente e ridotto ad un'esile traccia tra ripidi ghiaioni e tratti scoscesi.
Descrizione:
Dal rifugio Curò percorrere la mulattiera che costeggia il grande bacino artificiale del Barbellino in direzione del lago Naturale. Superati i vigorosi torrenti che scendono dalla valle Cerviera e dalla successiva valle del Trobio, la mulattiera si addentra nella valle a monte del lago avviciandosi al neonato Serio, che qui scorre stretto ed incassato tra gole di roccia.
Poco prima di raggiungere il rifugio Barbellino, un cartello indicatore segnala il sentiero che si diparte a sinistra risalendo la laterale valle della Malgina; abbandonando il percorso principale, si prende questa deviazione che gradatamente inizia a guadagnare quota.
Nella parte alta la valle diventa stretta e rocciosa: non appena si supera uno stretto intaglio a monte di una presa d'acqua dell'ENEL, si entra nella bella conca circolare occupata dal cupo lago della Malgina (2339 m), chiusa tra ripidi versanti rocciosi ed erbosi.
Molto bella, dalle sponde del lago, la vista sulle selvagge torri rocciose del dirimpettaio Recastello e sulle nevi della vicina vedretta del Trobio, anche se ogni anno più modesta.
Dal lago il sentiero si biforca: a sinistra sale la traccia che conduce sulla vetta del pizzo del Diavolo della Malgina, mentre a destra si prosegue alla volta del sovrastante lago Gelt. Da qui in poi non esiste tuttavia un vero e proprio sentiero, ma ci si muove per tracce a volte poco evidenti per erba, ghiaioni e saltini di roccia.
Dopo un primo tratto alla base di un muro roccioso, si traversa a destra e si guadagna quota rimontando il tondeggiante sperone che delimita il lato orografico sinistro della valle. Giunti in prossimità di un evidente palo per la misurazione dello spessore della neve, la traccia traversa a sinistra e si addentra in una piccola conca rocciosa dove permane neve fino a stagione avanzata. Nascosto tra alcuni dossi, si cela il lago Gelt (2562 m) le cui acque dai colori tetri sono ghiacciate per buona parte dell'anno: la sponda meridionale del bacino si raggiunge con una breve deviazione ancora a sinistra.
Tornati sulla traccia principale, ci si addentra ulteriormente verso il fondo della conca cosparsa di altri piccoli laghetti di inconfondibile origine glaciale e si punta alla base di un ripido ed evidente canalone che culmina presso la sovrastante forcella del lago Gelt. Su terreno instabile, la traccia punta al valico con numerosi e stretti zig-zag.
Questa forcella permette si scendere, sull'opposto versante, nei pressi dell'ampio passo della Caronella: il percorso è ancora disagevole su pietraie, ma le buone segnalazioni permettono di non perdersi.
Al passo (2612 m), nei pressi del minuscolo laghetto di Caronella, si trova il rifugio AEM, sempre chiuso ma dotato di un locale invernale a disposizione degli escursionisti.
Per chiudere il percorso ad anello non resta che tornare a valle utilizzando il sentiero militare che proviene dal sottostante lago Naturale del Barbellino (pochi minuti dopo aver iniziato la discesa si incontra, sulla destra, una vecchia polveriera recentemente ristrutturata e che può essere utilizzata come ricovero di emergenza).
Il sentiero, comodo e molto ben tracciato, permette di perdere quota velocemente e di raggiungere la sponda del lago Naturale presso il rifugio Barbellino. Qui perviene anche l'ampia mulattiera che sale dal rifugio Curò: percorrendola a ritroso, si torna al bivio per la valle della Malgina e nuovamente al rifugio.