La bastionata Ovest della cosiddetta "Conca dei Giganti" (la conca a monte del rifugio Coca circondata da tutte le vette Orobiche che superano i 3000 metri di quota) offre una serie di canali teatro di estetiche vie di ghiaccio e misto. Tra tutti, i più famosi sono senz'altro il canalone Centrale, ampio, facile e che conduce verso la punta di Scais, e il canalone Tua, più stretto, incassato, alpinisticamente interessante e che conduce alla bocchetta di Scais, appena a nord della vetta del Redorta.
Se per il canalone Centrale non sussistono reali pericoli oggettivi, per quanto riguarda il canalone Tua è invece essenziale valutare bene le condizioni per il serio pericolo di caduta sassi. Per questo motivo, in considerazione della sfavorevole esposizione ad Est, è consigliato partire molto presto la mattina dal rifugio Coca.
Attacco:
Dal rifugio Coca si imbocca il sentiero che risale la valle di Coca in direzione del laghetto e del passo omonimo.
Rimanendo inizialmente sul versante idrografico destro si supera un primo tratto ripido, poi si traversa una piccola conca e, dopo un'altra breve salita, si valica la strozzatura della valle che permette di accedere alla "conca dei Giganti". Piegando a sinistra si scavalca il torrente emissario del lago e, con una graduale salita a mezza costa, ci si avvicina alle ripide pareti della costiera idrografica destra della conca (1 h. 30' dal rifugio).
A questo punto occorre molta attenzione ad individuare il canale corretto. Da sinistra verso destra si dovrebbero notare tre canaloni: il primo, che sale rettilineo subito stretto ed incassato, è il Tua. Uno sperone lo separa dal successivo canalone Centrale, più ampio e con andamento curvilineo, mentre il terzo canale, senza nome e senza interesse alpinistico, sale ancora più a destra con esposizione Sud-Est in direzione del pizzo Porola (ancora più a destra sale infine il canale che conduce al passo Coca).
Descrizione:
Si sale direttamente la prima parte del canale, rettilinea e su pendenze via via più marcate sino circa sui 50°, senza incontrare rilevanti difficoltà.
Dopo circa 200 metri di sviluppo, il canale si stringe molto e piega bruscamente a sinistra: da qui in poi occorre porre molta attenzione per il concreto pericolo di scariche di pietre.
Più avanti, dopo una contropiega verso destra, si arriva ad una caratteristica grotta (madonnina sul fondo) a lato di un ripido saltino di una decina di metri che conviene affrontare con un tiro di corda (i chiodi per la sosta sono nella grotta). Le condizioni del saltino sono molto variabili: in genere o è pulito e quindi si vince scalando direttamente le rocce gradonate (pass. di IV), o è coperto da una colata di ghiaccio di fusione (pendenza variabile sui 70° - 80°). Al di sopra del saltino è presente una seconda sosta sulle rocce a destra per poter recuperare il secondo di cordata.
Si prosegue nel canale, qui molto incassato e suggestivo, sino al saltino successivo. Questi è molto simile al precedente anche se, in caso di forte innevamento, tende a colmarsi di neve. In annate meno nevose oppone invece un bel passo verticale di ghiaccio.
Superato anche questo ostacolo il canale prosegue infine rettilineo e regolare (pendenza sui 50°) per altri 150 m sino al suo culmine presso la bocchetta di Scais. In questo tratto, più aperto ed esposto all'insolazione, è facile trovare neve molle.
Dalla bocchetta di Scais, per guadagnare la vetta al Redorta si scende brevemente sull'opposta vedretta di Scais e si imbocca, sulla sinistra, un breve canaletto di neve che facilmente conduce sull'ampia cresta terminale. Percorrendo la facile cresta verso Sud, in breve si sale sul cucuzzolo terminale.
Discesa:
La discesa consigliata si svolge sul versante opposto a quello della salita e si conclude presso Fiumenero: di conseguenza è necessario organizzarsi per poter recuperare la macchina lasciata a Valbondione.
Dalla vetta, tornati nei pressi della bocchetta di Scais, si percorre in discesa il plateau terminale della piccola vedretta di Scais rimanendo vicino alle pareti del Redorta. Quando il ghiacciaio piega decisamente a destra verso la Valtellina, si traversa a sinistra superando un ampio valico e si scende in val Seriana. Alternando tratti ripidi a conche nevose, si perde quota procedendo sempre in direzione Ovest finchè non si individua la traccia di sentiero che, a mezza costa, conduce al rifugio Brunone.
Dal rifugio si divalla utilizzando il sentiero del normale accesso da Fiumenero: dopo un primo tratto in lieve discesa sempre verso Ovest, si affronta direttamente, con molti tornanti, il ripido versante meridionale della montagna e si giunge nella sottostante conca. Ancora un tratto ripido conduce alla piana dell'Aser da dove, seguendo lungamente il regolare solco vallivo scavato dal fiume Nero, si arriva infine al piccolo abitato di Fiumenero.